L'art. 2 del DPR 487/1994 disciplina i "...

Nome e Cognome: 
ALBERTO TOMBESI
Email: 
alberto.tombesi@mc.camcom.it
L'art. 2 del DPR 487/1994 disciplina i "requisiti generali" per l'accesso alla qualifica non dirigenziale. Il comma 5 del predetto articolo contempla il requisito della condotta e delle qualità morali stabilito per il concorso in magistratura e lo estende anche per l'accesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alle istituzioni in materia di difesa e sicurezza dello Stato. Il bando di concorso dell'Ente camerale può prevedere l'esclusione dalla partecipazione al concorso o all'assunzione in considerazione della condanna per aver commesso un illecito penale, da indicare nel bando in argomento o da contemplare nello specifico regolamento adottato dall'Ente? Peraltro, colgo l'occasione per rammentare che, secondo parte della dottrina,il DPR 487/94 sarebbe stato abrogato dall'art. 72, comma 1, lettera bb) del decreto legislativo 165/2001 e che sarebbero in vigore, in materia di assunzioni, le sole disposizioni di cui all'art. 35 del predetto decreto legislativo 165/2001, nonché i regolamenti adottati dai singoli enti ed amministrazioni.
Risposta: 

Il DPR 487/1994, che non ci risulta abrogato, non consente esclusioni dal concorso sulla base della semplice esistenza di una sentenza penale di condanna, anche se passata in giudicato. L’esistenza di una sentenza penale definitiva di condanna può però assumere rilievo, in relazione a quanto previsto dall’art.2, comma 3 del DPR 487/1994, quando abbia determinato la perdita dell'elettorato politico attivo o la “destituzione” dall'impiego presso una pubblica amministrazione; in tal caso, infatti, vengono meno i requisiti generali di accesso all’impiego. Analogamente, la sentenza penale definitiva di condanna può assumere rilievo, indipendentemente dalla perdita dell’elettorato politico attivo e da precedenti “destituzioni” dall’impiego, quando, previa valutazione del caso concreto, essa sarebbe idonea a comportare il licenziamento del lavoratore, se già in servizio: sembra logico ritenere, infatti, che se una sentenza è tale da impedire la prosecuzione di un rapporto già in essere, a maggior ragione essa impedisce la costituzione di un nuovo rapporto. Quanto sopra sembra trovare conferma nella giurisprudenza, la quale, con riferimento alle analoghe previsioni del TU n.3/1957, ha chiarito che :  “Dopo l'entrata in vigore della l. 29 ottobre 1984 n. 732 in forza del quale è venuto meno, per l'amministrazione, il potere di accertare e valutare il requisito della buona condotta, le prescrizioni relative all'obbligo di dichiarare le condanne penali riportate dal candidato a pubblico concorso (ancorché contenute nel bando) intanto può ritenersi legittima in quanto sia interpretata nel senso che devono essere dichiarate le condanne penali che escludono dall'elettorato attivo ai sensi degli art.1 e 2 l.7 ottobre 1947 n. 1058 ed impediscono l'accesso ai pubblici impieghi in base all'art.2 comma 5 t.u. 10 gennaio 1957 n. 3 o se, rientrando nel novero dei reati che comportavano la destituzione di diritto ai sensi dell'art.85 t.u. n. 3 cit., sono idonei ad impedire la stessa costituzione del rapporto, sulla base della valutazione discrezionale dell'amministrazione pur dopo la sentenza Corte cost. 14 ottobre 1988 n. 971” (T.A.R. Puglia Lecce, 18 ottobre 1991, n. 605);  “Secondo lo spirito della l. 29 ottobre 1984 n. 732, che ha eliminato il requisito della buona condotta ai fini dell'accesso agli impieghi pubblici, l'autorità amministrativa non può stabilire, nel bando di concorso, la non ammissione del candidato che sia incorso in condanna per uno dei delitti che a norma dell'art. 85, t.u. imp. civ. Stato portarono a destituzione dall'impiego, escludendo qualsiasi valutazione del caso concreto” (Consiglio Stato, sez. VI, 25 novembre 1994, n. 1702);  “A seguito della l. 29 ottobre 1984 b. 732, che ha vietato l'accertamento della "buona condotta" in sede di assunzione dell'impiegato pubblico ed ha abrogato la relativa previsione inserita nell'art. 2 t.u. 10 gennaio 1957 n. 3 e della sent. C. cost. 12-14 ottobre 1988 n. 971, che ha dichiarato incostituzionale l'art. 85 t.u. n. 3 cit. nella parte in cui prevedeva che la destituzione segua di diritto, senza l'apertura di un ordinario procedimento disciplinare in contraddittorio a conclusione del quale l'autorità competente possa scegliere la misura appropriata alla gravità del fatto, la pregressa condanna penale non è più di per sé preclusiva della costituzione del rapporto; tuttavia, l'autorità competente può valutarne l'incompatibilità con lo "status" di impiegato sempre che la misura si riveli appropriata alla gravità del fatto in seguito ad un corretto esercizio della potestà discrezionale a conclusione di un procedimento in contraddittorio con l'interessato” (Consiglio Stato, sez. VI, 27 maggio 1991, n. 320). A nostro avviso, la sentenza penale definitiva di condanna può dunque assumere rilievo e determinare l’esclusione dal concorso solo nei limiti sopra indicati; conseguentemente, i regolamenti o i singoli bandi di concorso adottati dagli enti saranno legittimi solo se conformi a detti criteri.