L’art. 7 del D.Lgs. n. 66/2003, prevede ...

Nome e Cognome: 
Francesco Cortese
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L’art. 7 del D.Lgs. n. 66/2003, prevede che il lavoratore, fermo restando l’orario settimanale di lavoro, ha diritto ad 11 ore consecutive di riposo giornaliero. Dal disposto normativo sembrerebbe che, se un dipendente termina il servizio, per esempio, alle ore 22:00, non può riprendere a lavorare prima delle ore 9:00 del giorno seguente; se, però, l’orario di inizio della giornata lavorativa è fissato alle ore 8:00, l’ora non lavorata (dalle 8:00 alle 9:00) per fruire del riposo giornaliero obbligatorio deve essere recuperata o compensata con le ore lavorate fino alle 22:00 del giorno precedente (ammesso che queste siano eccedenti il normale orario di lavoro di 6 o 9 ore a seconda dei casi). Nel caso in cui un dipendente termini una missione alle ore 22:00, come ci si comporta? Bisogna sempre considerare le 11 ore di riposo giornaliero e, quindi, riammetterlo in servizio alle 9:00 del giorno successivo facendo recuperare l’ora non lavorata (dalle 8:00 alle 9:00)? Oppure è possibile compensare questa ora con quelle necessarie all’espletamento della missione (comprese le ore di viaggio)?
Risposta: 

In sintesi, seguendo l’ordine dei quesiti posti: 1. L’ora di mancata prestazione che, nel vostro esempio, va dalle 8.00 alle 9.00 del mattino, sarà automaticamente compensata, fino al completamento dell’orario d’obbligo settimanale, dalle ore in più prestate in altri giorni della stessa settimana (si ricordi che l’art.7 del D.Lgs.66/2003, nel disciplinare il riposo giornaliero di 11 ore consecutive, fa espressamente salva la durata normale dell’orario settimanale). Se, nonostante questo meccanismo di compensazione, il lavoratore non riuscisse comunque a completare il suo debito orario settimanale, le ore di mancata prestazione dovranno essere recuperate secondo modalità da concordare con il dirigente. 2. Nel caso della trasferta che si conclude alle ore 22, occorre invece considerare che le ore di viaggio non possono, normalmente, essere considerate ore di lavoro perché, fatta eccezione per gli autisti (dipendenti con il profilo professionale di autista), che quando guidano stanno svolgendo a tutti gli effetti il proprio lavoro, manca la contemporanea sussistenza di tutti e tre gli elementi che l’art.1 comma 2, lettera a) del D.Lgs.66/2003 indica come necessari per potersi parlare di “orario di lavoro”. Pertanto, le ore di viaggio vanno considerate, a questi fini, come periodi di riposo, in base alla testuale previsione dell’art.1, comma 2 lettera b) del citato D.Lgs.66/2003 (con la solita eccezione degli autisti) e il lavoratore potrà riprendere servizio normalmente alle ore 8 del mattino successivo a condizione che il suo lavoro “effettivo” si sia concluso nella località della trasferta non più tardi delle 21 (se, invece, ha terminato il lavoro più tardi, vale, mutatis mutandis, quanto precisato nel punto 1).